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Animazione e promozione della partecipazione civica sui più importanti problemi collettivi


05 Febbraio 2011 - Politica

Sinnai. sviluppo economico

"La campagna", la vocazione storica di Sinnai !

Snnai è cambiata, è necessario un approccio diverso!
-- commenti di:Andrea Serreli - Nicola Lecca - Massimo Serra - Fausto Cardia - Nicola Lecca -

Paolo Usai

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In quest’ultimo periodo, vi sarà sicuramente capitato di sentire dire che per risolvere i problemi di Sinnai legati allo sviluppo, alla crescita e alla disoccupazione si debba assolutamente puntare a quella che è, di fatto, la vera e unica vocazione storica della nostra cittadina e cioè la campagna. Infatti, come tutti ormai ben sanno, Sinnai è il terzo comune della provincia di Cagliari per estensione territoriale (223,38 Kmq). Preceduto solo da Teulada e San Vito. Quindi perché non cercare di sfruttare la risorsa come del resto lo era 40/50 anni fa?

Niente da eccepire. Infatti, è corretto non abbandonare le campagne e nel complesso è altrettanto corretto preservare e valorizzare la risorsa ambiente soprattutto per i comuni come il nostro che ne dispongono in abbondanza.
Nonostante tutto ciò ritengo sia indispensabile porsi alcune domande. Siamo sicuri che nel 2011 la naturale vocazione sinnaese sia la stessa di 40/50 anni fa?  La presenza a Sinnai di solo 9 imprese agricole, nonostante gli oltre 223 Kmq di territorio (occorre precisare che buona parte è montuosa), cosa significa? Significa che il territorio è distribuito solo fra poche famiglie? Significa che non valga la pena dedicarsi all’agricoltura e attività similari? Oppure significa che le nuove generazioni non hanno una vocazione agricola o non credono che la campagna possa essere fonte di reddito?
Nel 1970 a Sinnai vi erano 8800 residenti, nel 1980 erano 11000, mentre nel 2011 i residenti sono 17000.

La crescita demografica non dipende da un aumento del tasso di natalità e neppure da un aumento del numero degli immigrati extracomunitari (nel 2009 sono poco più di un centinaio),  ma la crescita demografica dipende essenzialmente da una immigrazione di breve distanza e cioè da quanti hanno preferito risiedere a Sinnai piuttosto che a Cagliari.
Infatti, negli ultimi decenni, il nostro capoluogo di regione ha avuto un calo demografico di circa centomila residenti  e questo a vantaggio dei comuni dell’hinterland come appunto Sinnai, Capoterra, Sestu ecc..
Di fatto nel 2011 a Sinnai risiedono diverse migliaia di persone (6000/7000 ?) che hanno scelto il nostro comune per diverse ragioni come la vicinanza a Cagliari, una maggiore facilità di acquistare casa, una migliore qualità della vita ecc..
Inoltre gli stessi sinnaesi, e non solo i più giovani, hanno spostato il loro centro d’interesse da Sinnai verso il capoluogo, infatti, in moltissimi siamo solo residenti, non abbiamo più nessun interesse sociale nella nostra cittadina: non frequentiamo la piazza, non partecipiamo agli eventi culturali e addirittura c’è chi, sin dall’infanzia, avendone la possibilità, preferisce iscrivere i propri figli in una scuola non sinnaese.

Come si riesce a conoscere i bisogni di chi non partecipa ? Chi sono i sinnaesi ? Chi si propone di amministrare conosce l’evoluzione demografica e socio-economica della nostra cittadina ? Come si fa ad affermare quale sia la vera vocazione di Sinnai e dei sinnaesi ?
Non credo sia facile dare delle risposte , ma sicuramente non si possono affrontare i problemi come 40/50 anni fa, perché l’economia, il sistema lavoro, la stessa società è estremamente cambiata, Sinnai è cambiata.
I sempre più numerosi utilizzatori di internet avranno sicuramente notato che diverse amministrazioni comunali, ad inizio anno, pubblicano nel proprio sito istituzionale i dati corrispondenti ai principali indicatori demografici, sociali ed economici e la relativa dinamica nel corso degli anni.  Possiamo così osservare l’andamento della popolazione suddivisa nelle diverse classi d’età, l’andamento della disoccupazione, il numero delle imprese suddivise nei vari settori, il tasso di abbandono scolastico, il numero degli immigrati e la relativa composizione , l’andamento del reddito procapite e la relativa ripartizione ecc…

Nei giorni nostri in cui la società è estremamente  mutevole e differenziata l’analisi oggettiva dei fenomeni è l’unica strada percorribile. Analisi che deve essere effettuata all’origine di qualsiasi tipo di scelta concernente l’individuazione di problemi e delle eventuali strategie. In particolare concordo con quanti sostengono che soprattutto chi amministra o si propone di amministrare, nel 2011, oltre al coinvolgimento e alla partecipazione, debba necessariamente utilizzare questo genere di approccio.

 

 

 

 

 

 


 



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Commenti:
  1. Andrea Serreli - 21 Febbraio 2011

    La campagna da tante finestre

    È interessante osservare come si passi dalla campagna, come possibile e potenziale risorsa per la comunità sinnaese, alla campagna elettorale, finendo in un discorso che tratta di criteri di candidabilità e di elezioni primarie. Mi piacerebbe, ma questo è probabilmente un mio difetto, ascoltare o nella fattispecie leggere discussioni, che trattano di un argomento, focalizzate su quell’argomento e mi piacerebbe che alla fine, attraverso costrutti positivi e negativi, se ne possa dedurre una sintesi. Quindi io riporterei il thread verso il giusto contenuto, anche perché credo che sia un argomento fondamentale nell’ambito della economia sinnaese a prescindere da quello che sono gli aspetti politici del tema; per questo condivido l’intervento di Fausto Cardia. In primis analizzerei l’etimologia della parola AGRICOLTURA: lat. AGER (campo) e CULTURA lat. CULTUS, COLERE (coltivare) (colto) (coltivazione) e moralmente (civiltà, erudizione). Questo mi fa pensare che l’agricoltura faccia parte di un popolo civile di un popolo erudito e non barbaro, selvaggio; quindi che essa sia non solo il modo con cui si possa produrre ricchezza o almeno economia, ma anche un metodo per riavvicinare la società, imbarbarita da un modello sociale annebbiato dal potere mediatico e dalla virtuale assuefazione del subito senza fatiche, dagli eccessi di egoismo, dalla diffidenza verso le amministrazioni, alla cultura, alla cultura di base, capace di evolversi e migliorare nel tempo. In questa cultura mi piace inserire alcuni aspetti tecnici che da geologo ogni tanto mi piace trattare in discussioni amichevoli e/o professionali, con amici agricoltori, ma anche politici e non solo nel contesto sinnaese; infatti spesso si parla di prodotti dell’agricoltura, indispensabili a sfamarci e ad autosostenerci, contrariamente poco spesso si parla dei luoghi in cui crescono e si sviluppano tali prodotti. E allora le domande sono: Cosa sono i suoli? Quali potenzialità o attitudini hanno i suoli? Quali limitazioni d’uso presentano i suoli? Cos’è l’erosione dei suoli? E la desertificazione? Per quanto riguarda Sinnai, e perché mi sono occupato e mi occupo di studi e ricerche che hanno come oggetto il Paesaggio, i Suoli e il Vino, mi viene da pensare alla produzione del vino malvasia e a fare un confronto con altre località sarde famose per questo vino; mi chiedo: perché piccoli comuni con estensione territoriale anche 100 volte più piccola di quella di Sinnai e con neanche la metà delle potenzialità ambientali e paesaggistiche, sugli stessi tipi di suoli riescono a produrre questo vino, a istituire musei del vino e ad entrare nel circuito delle Strade del vino? La prima risposta è: le aziende si sono consorziate e i Comuni si sono associati. E questo fatto comporta agricoltura, cultura, scambi culturali, turismo, economia e ricchezza, ovvero anche disponibilità di investire risorse per la propaganda finalizzata al riconoscimento del vino come componente identitaria e fondamentale del paesaggio. Qualche tempo fa in un intervento in questo forum scrissi: “Il rilancio del turismo e dell’agricoltura come forma integrata di gestione strategica cosciente e culturalmente formata e di uso sostenibile delle risorse territoriali. …….. A mio avviso un popolo informato e colto ha le capacità di autorigenerarsi ed essere produttivo, capace di aggregarsi senza pregiudizio e inoltre, se supportato disinteressatamente dall’istituzione comunale, cosciente delle proprie potenzialità e forte di questo fatto, superare la diffidenza e i timori reverenziali, per essere volano di economia e attività produttiva. ……. Non si potrebbe pensare al consorziarsi, a trovare strategie per individuare una produzione tipica locale che faccia da volano per una economia di nicchia, ma che certamente potrebbe portare a nuove soluzioni a nuove idee di sviluppo, quali per esempio l’albergo diffuso, gli agriturismo, le fattorie didattiche, l’escursionismo ……..” In questi giorni cosa mi è capitato di osservare nelle campagne di Sinnai e per esempio in relazione all’approvvigionamento idrico tramite emungimento di acque sotterranee? Il contrario dell’idea di consorziarsi. Ovvero ogni piccolo agricoltore, che ormai a Sinnai si individua nel praticante hobbista, decide di perforare un pozzo, a volte abusivo, magari chiamando un rabdomante stregone totalmente ignorante dei principi dell’idrogeologia e della normativa di settore, magari con opere di emungimento non attrezzate per la misurazione delle quantità emunte e magari a 50 metri di distanza da un altro pozzo; risultato: grave problema idrogeologico, impossibilità di controllo dei prelievi, forte rischio di depauperamento della risorsa. In conclusione, per rispondere ai quesiti sull’agricoltura posti da Paolo Usai mi viene da rispondere che la carenza culturale specifica e il disinteresse o la mancanza di incentivazione al consorzio agricolo, hanno contribuito alla noncuranza del fatto che l’agricoltura possa essere fonte di reddito e conseguentemente a questo, alla perdita della vocazione agricola da parte delle nuove generazioni, afflitte da un modello culturale imbalsamato, dove deve ritrovare spazio la cultura della tutela della vita, dell’uso sostenibile di risorse vitali, indispensabili, quali sono le vere fonti di vita: il suolo e l’acqua, per cominciare a scoprire un moderno modello di cultura agricola, ecocompatibile ed ecosostenibile. Andrea Serreli

  2. Nicola Lecca - 18 Febbraio 2011

    "Da come agiscono"

    In tutta onestà non trovo motivo, al di là delle proprie convinzioni politiche, per cui queste affermazioni di Massimo Serra, non possano essere condivise da destra sinistra o centro. Condivido la necessità di umiltà nelle azioni, più che nei proclami come quelli a cui fa riferimento tale "Francesco Idealista" nel suo commento all’articolo: . Anche nel foglietto settimanale che il parroco distribuisce, ha fatto un piccolo articoletto a proposito di questo ciclo di incontri, concludendo con: "Li riconoscerete da come agiscono!". Al di la delle proprie convinzioni politiche e religiose, penso che la politica e soprattutto chi la “fà”debba fare di questa frase il proprio modus operandi. Sulle caratteristiche di cui tratta Massimo si svilupperà il 5° ed ultimo incontro di mercoledì 23 Febbraio il tema è stato deciso dai presenti agli ultimi due incontri attraverso proposte scritte inserite in una apposita urna e giunte a voce dai partecipanti. Tra le differenti tematiche proposte la più “gettonata” e quindi condivisa dai presenti è stata : Criteri di candidabilità, Partecipazione, opportunità delle Primarie. Invitiamo tutti a diffondere l’invito ai propri conoscenti!

  3. Massimo Serra - 17 Febbraio 2011

    Candidati, evitare l'improvvisazione)

    Davvero ineccepibile,(il commento di Nicola Lecca, ndr) in particolare nelle conclusioni! E allora tutti coloro che in questi giorni sono impegnati a costruire coalizioni elettorali e progetti politici, a realizzare tesi programmatiche e ad inviduare possibili candidati al Consiglio Comunale e anche a ruoli di maggiore responsabilità, si adoperino convintamente per evitare l'improvvisazione e la casualità, ma favoriscano invece una adeguata capacità selettiva nelle proposte di candidature per le diverse coalizioni, che sappia privilegiare davvero il senso dell'impegno politico, la competenza, la serietà, la coerenza, l'entusiasmo, il rispetto, il sacrificio, il buonsenso, il graduale rinnovamento e l'amore per la nostra comunità. Fondamentale in questo processo è naturalmente una severa e consapevole autocritica, accompagnata se possibile dalla indispensabile modestia e umiltà. Nell'interesse della comunità tutta e in particolare dei nostri giovani, da sinnaese e da genitore guardo con fiducia. Massimo Serra

  4. Fausto Cardia - 09 Febbraio 2011

    Bastare a noi stessi nell'alimentarci

    Coloro che si propongo ad amministrare una comunità debbono partire dall'analisi oggettiva dei fenomeni socio-economici e solo in questo modo è possibile dare corso alle soluzione delle problematiche sociali. Queste sono in sintesi le conclusioni che Paolo Usai propone nel suo interessante articolo. Le affermazioni, soprattutto quelle sull'agricoltura , mi lasciano però perplesso perchè si descrivono gli elementi statici e finali di un settore fondante e fondamentale per un popolo come quello sardo, ma non si fa riferimento al ruolo che deve avere la politica e coloro che la rappresentano. La politica deve essere dinamica: dare indirizzi,mettere in campo relazioni, investire risorse in linee di azione strategica e costruire consapevolezza in un sistema trasversale di attori socio-economici legati al territorio e saperne leggere le aspettative e la progettualità futura. I dati numerici sono importanti ma una semplice loro raccolta,senza supportarli con una elaborazione teorica si rischia di avere una massa di dati incapaci di rendere vera una conoscenza adeguata all'oggetto. Prendere atto che nel nostro ampio territorio sono presenti poche imprese agricole e dedurre che oramai investire nel settore non è più produttivo è funzionale a un processo che costruisce una visione del mondo che ci vede assumere il ruolo di oggetto di mercato. Mercato che spinge i pochi capitali presenti nel nostro territorio verso attività e azioni finanziarie che più facilmente producono profitto. Significativo, a proposito di metodo e contenuti, che Renato Soru propone nel suo intervento durante il forum regionale organizzato da Sardegna Democratica: "L'agricoltura, la voce dell'agricoltura. Ovvero la capacità di creare lavoro, di mantenere il lavoro e crearne del nuovo col lavoro più antico del mondo che è quello del procurarsi l'alimentazione. Quello di nutrirsi e che stiamo delegando ad altri in questa specie di globalizzazione plein air come è stato ricordato. Questa è la risposta che la politica vuole dare e deve sforzarsi di dare. E mentre cerchiamo di mantenere il lavoro e procurarne dei nuovi anche come regolare la nostra vita. In che modo vogliamo stare vicini di casa, come vogliamo aiutarci gli uni con gli altri, come vogliamo che ci sia uno spazio per chi è più veloce e per chi cammina più lentamente. Per chi è più forte, per chi è più debole. Per chi è in Sardegna, utilizzando un termine che anche io ho contribuito a riprendere e di cui, spesso, abusiamo: l'identità. Non l'identità con la fotografia di nostro nonno. Ma che identità vogliamo costruire? Come vogliamo essere? Come vogliamo rappresentarci fra 10 e fra 20 anni?..... L'allarme della sottrazione alla destinazione produttiva della terra, alla sottrazione della sua destinazione produttiva, ad un uso così sconsiderato. Un giorno è un capanno per gli attrezzi trasformato in villetta. Un giorno sembra una fattoria ma in realtà è un finto albergo. Un giorno è semplicemente consumo, abbandono, distrazione, ecc. ecc. Sottrarre la campagna alla sua destinazione produttiva significa azzerare piano piano la capacità di nutrirci. Sottrarre la destinazione produttiva alla campagna, la sua vera vocazione, al vincolo della campagna è ne più e ne meno che avvelenare i pozzi. Quando andremo a cercare l'acqua, l'acqua non ci sarà. Quando andremo a cercare la capacità di nutrirci, non ci sarà più. L'Expo 2015, che in questo momento è forse la grande opera d'Italia, dove vengono sottratti i fondi Fas per finanziare l'apoteosi leghista ha comunque un titolo che vale la pena di ricordare. Si intitola Nutrire il Pianeta. E tutti i Paesi del mondo vengono invitati a Milano in questo grande Expo internazionale a portare, pensate che cosa, la loro biodiversità, le loro produzioni agricole, e le loro ecologie che trasformano i prodotti agricoli in cibo di buona qualità . Voglio dire è un'urgenza. E' una cosa importante. E' il modo in cui Milano, l'Italia del nord si vuole rappresentare. E mentre è importante lì occuparsi di biodiversità, della necessità di nutrire il pianeta, di nutrire il nostro Paese, la nostra Regione, di nutrire noi stessi, ci rendiamo conto che noi invece questa cosa la stiamo totalmente perdendo di vista. E che noi stiamo abbandondo la capacità di nutrirci e di bastare a noi stessi e alle mille dipendenze dall'esterno stiamo aggiungendo anche la dipendenza più pericolosa, quella appunto di nutrirci e di bastare a noi stessi. Dopo la dipendenza energetica. Dopo le dipendenze delle tecnologie. Dopo la dipendenza delle cose, delle mille cose che compriamo da fuori e che non siamo capaci di produrre, alla fine subiremo anche questa dipendenza pericolosissima, di bastare a noi stessi nell' alimentarci. Oggi ci sembra di poterlo fare con semplicità che costa di meno il grano o la carne argentina della carne che possiamo produrre nel Montiferru. Poi scopriamo da un giorno all'altro che le borse perdono del 10%, da un giorno all'altro. Da una settimana all'altra l'euro sul dollaro perde il 20% e vuol dire che quello che compriamo fuori costa il 20% in più. E se 20, dopo 20 e 20 ancora poi, sfamarci o farci sfamare all'esterno costerà troppo per le nostre tasche, chi ci sfamerà se abbiamo perso la capacità di coltivare? se non troveremo, quando ci serviranno nuovamente, le fonti di sussistenza primaria, appunto i terreni?...... Attorno alla terra c'è il lavoro. Attorno alla terra c'è la qualità della vita. Attorno alla terra c'è il benessere. Attorno alla terra c'è la tutela del paesaggio. Attorno alla terra c'è un marcatore forte credo dell'identità che vogliamo costruire per il futuro della nostra terra a cui abbiamo guardato nel passato.Governo del territorio, il paesaggio, l'agricoltura, le tante opportunità di lavoro. Tante opportunità di lavoro ci sono certamente in questa Sardegna meravigliosa.....?"

  5. Nicola Lecca - 06 Febbraio 2011

    Dati e criteri

    Concordo con Paolo Usai e la pacatezza nel suo esprimere perplessità sulla determinazione con cui si individuano i problemi Sinnai. Durante un intervento del secondo incontro “I Cittadini per la Politica” (il prossimo sarà Mercoledì 12 Febbraio ore 19 sala convegni S. Isidoro), si è accennato alla necessità di conoscere i dati e soprattutto del modo di usarli. Metto l’accento su un aspetto a mio avviso importante. Reperiti i dati di base, e verificata l’affidabilità non sempre scontata, il modo in cui questi vengono “incrociati” messi in relazione, oltre al tipo di dati confrontati, portano all’individuazione di determinati bisogni, carenze o potenzialità della nostra economia. Chi effettua queste operazioni lo fa con la propria sensibilità, valori umani e politici, con un occhio di riguardo per le cose di cui si interessa ed occupa e quindi di cui è competente. I risultati di queste operazioni, ovviamente portano a risultati molto differenti in ragione di chi analizzai dati di base. Pensando ai diversi partiti, una volta così individuati i bisogni, elaborano e propongono soluzioni diverse, nate nel rispetto dei valori fondanti che li contraddistingue dagli altri partiti, dalle sensibilità delle persone che hanno voce in capitolo, e rispetto anche agli interessi da tutelare. Meno edificante risulta quando il programma elettorale discende invece da uno sterile “copia-incolla” di programmi con problemi e soluzioni vecchi di venti o più anni (e che ancora oggi purtroppo accade). I dati poi vanno anche proiettati a breve termine, per i progetti di legislatura, e per quelli a lungo termine che devono essere più condivisi per non essere smontati durante la legislatura successiva. A proposito della domande “Come si riesce a conoscere i bisogni di chi non partecipa? Chi sono i sinnaesi ? (di oggi e di domani? aggiungo io) Chi si propone di amministrare, conosce l’evoluzione demografica e socio-economica della nostra cittadina ? Come si fa ad affermare quale sia la vera vocazione di Sinnai e dei sinnaesi ?” per cui sarebbe necessaria una lunga chiacchierata, rispondo che come cittadini dobbiamo pretendere da chi si candida, che abbia una elevata preparazione tecnico-amministrativa, spiccata coscienza civica… e per gli assessori che abbiano inoltre più elevate capacità tecniche di settore e non altri criteri come il solo lungo curriculum politico al di la dei risultati ottenuti, oppure ancora usati come merce di scambio un assessorato in cambio di un apparentamento elettorale o ancora peggio un assessorato oppure “cambio casacca” e tante altre che sembrano leggende metropolitane. Perché non rilanciare la proposta di discutere sui “criteri di candidabilità”?

 

 

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