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20 Dicembre 2010 - Storia Locale

1863, la condizione pietosa della provincia di Cagliari e della Sardegna

Il Prefetto di Cagliari,Carlo Torre,scrive al Ministro dell'Interno

I giovani sardi di Leva:"squallidi e cachetici, costituzioni insomma meschine, sparute"
Cause: il clima e il modo "stemperato e barbaro di vivere"

A cura di qs

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Pubblichiamo ampi stralci della relazione che il Prefetto di Cagliari, Carlo Torre,  nel maggio del 1863, invia al Ministro dell’Interno sulla situazione della leva militare in Sardegna: giovani dalla struttura e condizione fisiologica molto precaria.  A noi però  interessano particolarmente le cause generali che il Prefetto individua, cioè,  il clima e il modo di vita dei Sardi;  a questa parte della relazione dedichiamo il maggior spazio.
Il documento è stato citato dal dr. Aldo Cappai nella sua recente conferenza presso il Municipio Vecchio nell’ambito della celebrazione del 150° anniversario della costruzione dello stesso Municipio
Il dr. Cappai  è un  nostro concittadino,  attualmente è  Segretario generale della Provincia del  Medio Campidano
Lo ringraziamo  della  segnalazione del documento.(1)
    
Studi sulle cause fisiche che danneggiano il materiale di leva nella Sardegna”.

Non crede chi scrive che senza interesse sieno da codesto Ministero alcune osservazioni che lo scrivente medesimo ha avuto agio di fare in quest'Isola durante la sua amministrazione di questa Provincia Cagliaritana, in occasione massime dell'ultima Leva, sulla struttura e costituzione fisica di questi popoli, perché tali rilievi porgendo idea dell'influenza che il clima specialmente il metodo di vivere di questi abitanti ha sul loro sviluppo corporale, è cosa che sembra dover richiamare l'attenzione di chi amministra tanto in una sfera superiore, quanto in una inferiore, per essere posto in stato di ricercare il benessere morale non solo, ma eziandio il miglioramento materiale dei rispettivi amministrati.
……….
E per entrare in materia, lo scrivente ha dunque l'onore di esporre a codesto Ministero che il totale degli iscritti ascendeva a N. 4282, e che la precisa metà di questi, computati i rivedibili (perché avviene, massime in Sardegna, che rade volte un rivedibile sia negli anni o nell'anno appresso trovato buono) sono stati riformati e trovati rivedibili al N. 2140.E per venire ai motivi delle riforme e rivedibilità, si desume dagli elenchi avuti che i riformati per difetto di statura ascendono al N. 878, ossia a poco meno di un quarto della somma totale degli Inscritti, che i riformati per malattie diverse salgono a N. 793, ossia a più che la quinta parte del totale, e che i rivedibili sono stati N. 649, ossia il nono del complesso.
Le suddette proporzioni poi crescono quando si consideri, che, per ricerche le osservazioni che si faranno in appresso, il suddetto numero complessivo di Inscritti non è reale, ma di molto più basso per la ragione che qui vengono inscritti nomi di giovani che sono sì nati e stati battezzati, ma che in appresso sono venuti a mancare senza che la loro morte sia stata notata. Invece quindi della metà, il numero dei riformati e rivedibili, è per la suddetta ragione da portarsi a quasi due terzi, proporzione che certamente non si riscontrerà nelle altre Provincie di Terraferma, ove generalmente parlando, e specialmente nella parte superiore della Penisola, le popolazioni sono civilizzate, e dedite all'agricoltura, al commercio, alle arti di industrie, e solite vivere in buone case, a coprirsi di buoni vestiti, a cibarsi di vitto frugale sì (si parla massime di quelle delle campagne) perché constante per lo più di sostanze vegetali, ma abbondante e sano.
Difatti nelle Leve di là si vedono all'atto dell'esame dei magnifici corpi, molti dei quali tendenti all'atletico, con muscoli sviluppatissimi eaffetti da ben rade malattie esterne od interne; quando invece qui in Sardegna, per le cause che più avanti si segnaleranno, l'esame offre, per affermazione ancora di tutti i capi di circondario, un penoso spettacolo sulla struttura e condizione fisiologica di questi giovani. Aspetti squallidi ecachetici, membra esili e denutrite, costituzioni insomma meschine, sparute, degradate.
……………
(Il Prefetto segnala poi) che come tant'altre parti del novello Regno d'Ita-lia, si trova di un regolare stato civile, che con puntualità e rigore registri le nascite e le morti. Lo stato civile qui, come purtroppo in tant'altre Provincie, è tenuto dal clero che molta importanza annette, e con troppa ragione a  questa sua prerogativa, perché esso parte dal principio, contrastatogli però, dalla presente civiltà, che i popoli siano principalmente fatti per esser retti da lui anziché dalla Podestà civile,
.Avviene perciò che ogni comune nel formare le liste annuali venga segnando giovani nati in quel dato anno, ma che anche in fasce essendo morti, e non essendone stato registrato il decesso, figurano tuttavia come vivi, e questa è l'irregolarità più frequente che si riscontra.
……………
Cause che stremano i corpi,
1 - Clima, paludi, stagni e pestilenze

Ma per passare alle cause che tanto stremano i corpi, e nella guisa sopra segnalata, lo scrivente dirà che le ripete, per una data parte dalla infamia speciale del clima di Sardegna, e pel restante del modo barbaro di nutrirsi, di abitare e di vestire di queste popolazioni.

Diffatti se alcuno dicesse che in tutta l'Isola non si trova un palmo di terreno che alla lettera possa dirsi sano, ossia tale, che, senza i debiti riguardi, non vi si possono coglierele febbri indigene, non direbbe che la pura verità, e se ciò può asseverarsi intorno ai luoghi alti e montuosi, tanto peggio deve dirsi dei luoghi bassi e delle spiagge marine, i quali sono veramente pestiferi. Un popolo quindi che è condannato a vivere sopra simile suolo, non fa meraviglia se è continuamente travagliato da malattie che gli estenuano le membra anche per effetto dei molti farmaci ed altri argomenti della Scienza Medica.
Né solamente le cosiddette Intemperie affliggono qui le popolazioni, ma ogni altra specie di morbo, cagionata forse dalla inconsistenza della temperatura, cosicché, o per un modo o per un altro, difficilmente i singoli individui giungono alla vecchiaia, ed i neonati per lo più periscono prima di aver raggiunto la puerizia.
Evvi stato chi, anche in Parlamento, ha avuto a dirigere rimproveri al Governo perché non si argomenta di risanare la Sardegna. Chi ha parlato, e chi parlerà in questa guisa, darà sempre argomento di farlo senza cognizione di causa, o per interesse Municipale, o per ragione di mendica-ta opposizione, perché se si pone mente a quanto si viene a dire qui appresso, si conoscerà che non c'è forza o cura di Governo che valga.
Epoca romana, paludi e schiavi
Quest'Isola era pestilenziale prima dell'Era volgare, come ne fanno ampia fede le memorie Romane, è stata pestilenziale nel Medio Evo, al tempo dei giudi certi e delle occupazioni Genovesi, Pisane e Spagnuole; la è stata da un secolo e mezzo in qua durante il governo di Casa Savoja (ad onta che tutti i suddetti Governi, meno lo spagnuolo, abbian prese sollecite cure per risa-narle); la è oggi, e lo sarà sempre, perché il male è troppo vasto e troppo profondo; uno di quei disordini insomma, che per la loro grandezza non ammettono rimedio.

Qui però è a ribattersi una obbiezione che potrebbe venir fatta da chi conosce la storia, cioè del come la Sardegna all'epoca Romana potesse essere popolata da più che due milioni d'abitanti, quando i ricordi d'allora non lasciano in dubbio che fosse come oggi malsana; ed a rispondere a tal domanda, basta il far notare che i ricordi stessi fanno anche conoscere che il Popolo Romano, nella sua impareggiabile sapienza civile, avendo voluto far di quest'Isola, così vicina alle bocche del Tevere, il suo granajo attesa l'ottimità di questi terreni pei cereali, dispose altresì che i terreni stessi non mancassero di braccia, e di braccia schiave che lo lavorassero e lo seminassero. Fece quindi dell'Isola la cloaca di tutti gli schiavi indocili e di tutti i malviventi che aveva cura di raccogliere nella sterminata vastità del suo impero, li mandava a torme e li obbligava con la forza al lavoro e alla colonizzazione, supplendo largamente alle morti con una continua ed abbondantissima immigrazione. Non sa chi scrive se con l'ordine di idee della presente generazione si potessero attuare nel nostro Stato disposizioni simili alle Romane, all'uopo di purgar la penisola e rifornir l'Isola, ma sa però che se a ciò si potesse ricorrere, forse non lieve profitto se ne ricaverebbe in ambedue, nell'una dal lato morale, nell'altra dal lato materiale.E per la verità, se la Sardegna avesse stagni e paludi, si potrebbe ricorrere agli scoli, come si è fatto nelle Maremme Toscane e nelle Paludi Pontine; se fosse disarborata si potrebbe ricorrere alle piantagioni.
Ma dessa non è in queste condizioni. Acque stagnanti non ne ha perché tutta montuosa, o almeno ovunque di terreno modulato ed ineguale coi deboli sfoghi per le acque; e se qualche stagnamento si trova, sia in alcuna rara sinuosità di terreno, o allo sbocco di qualche fiume vicino al mare, ciò è in così piccola proporzione da non potersi dire in guisa alcuna che la Sardegna è paludosa, e che quindi, da quelle piccole disparatissime accolte d'acqua immobile, si sprigionino gas deleteri che l'infettino tutta.

Forestazione

Nuda d'alberi non può pur dirsi, ché anzi generalmente è arborata enella parte montuosa (che è la massima) è anzi dotata di maravigliose foreste. E se qualche ben ristretta parte è un po' priva di piantagioni, non si può neanche per questo dire che sia disarborata, che anzi arboratissima de echiamarsi, perché coperta di bei boschi nella sua generalità, e in moltissime parti di selve vergini, d'una profondità tale, che solo in America può riscontrarsi la simile.Che più! Avviene a chi penetra nell'interno dell'Isola di imbattersi in qualche bel fiume o torrente d'acque limpide, che in strettissimo letto scor-re veloce tra le pendici coperte di folte macchie, o fra rocce nude. Crede il
viandante di trovarsi, come in Terraferma succede, in un'atmosfera balsamica, perché purgata dal corso dell'acqua e dalle correnti d'aria che seguo-no sempre il letto dei fiumi. Eppure egli s'inganna. Massime in estate, i letti dei fiumi sardi, sono, alla lettera, mortiferi.
Posto quanto sopra, qual'è quindi quello scienziato che possa deter-minare la vera cagione delle malsanie, o anche determinatala e trovatala nella costituzione chimica del secolo, qual sarebbe quel Governo che potes-se fare tanti lavori, quant'è per risanare una vastissima Isola quale si è questa? Eppoi quali lavori? Canali da scavarsi non vi sono, selve da piantarvisi pure non vi sono. Non resterebbe quindi che mescolare nel terreno sostanze artificiali che lo correggessero. Cosa favolosa!Questo si è detto per far conoscere a codesto Ministero, anche in viad'incidenza, cosa in linea di salute debba pensarsi della Sardegna.

Cause che stremano i corpi,
2 - Modo stemperato e barbaro di vivere

Per  passare all'altra delle accennate cause che influiscono nel segnalato degradamento fisico di questi Isolani, cioè il loro modo stemperato di vivere, lo scrivente ha il dolore di dire a codesto Ministero, che oltre d'essere stemperato è barbaro, e quale sì legge dei popoli primitivi, i cui avvanzi e le cui memorie oggi si conservano nei Musei per oggetto di curiosità, ed anche di compiacenza e diletto delle presenti generazioni, le quali godono facendo un confronto della propria civiltà e di proprii comodi, colle usanze pressoché bestiali e penose che avevano i primi popoli.
Il cibo
E invero, cominciando dal cibo, quello del basso popolo, che è la grangeneralità, è piuttosto ferino che umano, perché, massime nei luoghi mon-tuosi, in diffetto di grani, perché anche non ne seminano, si nutrono in inverno con erbe crude e scondite, o con carni di pecora, capra o bue appe-na rosolate sulle bragie e ancora sanguinolenti, ed in estate vivono per intere settimane di semplici frutti, come fave verdi, fichi, pesche, uva, pere, prugne,ecc. e, quel che è peggio, inghiottiscono con barbara avidità una quantità enorme del frutto di un Cactus detto Fico d'India, e qui appellato Da FiguMorisca, frutto di provata malsania ma che è facile ad aversi per nulla, perché nasce e matura spontaneo per le colline e per le sponde dei campi. Da ciò diarree, dissenterie, coliche, febbri, e le madri che allattano e che porgono ai neonati una sostanza formata con simili perniciosi ingredienti, inoculano,senza avvedersene, nei loro bambini, per lo più la morte, e in quei pochi che sopravivono innestano la cachessia, la denutrizione, il marasmo.Questa è pure una ragione per cui si può spiegare la scarsità di que-sta popolazione in territorio così vasto, e il suo mantenersi stanzionaria sep-pur non decrescente.Altri comuni in cui si mangia ancor il pan di ghianda torrefatta,mescolata coll'argilla, a guisa di ciò che si legge d'alcune tribù di selvaggi affricani; e i pastori che vivono quasi intero l'anno in mezzo alle selve e lontanissimo dai villaggi, campano a solo latte liquido o rappreso eda carne d'agnello, capretto o porchetto come sopra rosolata al fuoco, né sanno cosa sia pane.
Il vestiario
Il loro vestiario poi è ancora tale, quale si vede nei dipinti dei vari pelasgici, egiziani e Fenici. Coprono la testa ed il petto, ma lasciano quasi nuda la parte inferiore del corpo, e ciò unitamente al più lurido succidumetanto in essi abiti, quanto nelle capigliature, e tale da promuovere la nausea.E a proposito del vestire, sono anche da notare due altre strane costu-manze che tanti soldati involano all'Esercito. L'una quella di portar certe scarpe a foggia arcaica, rimontante a più decine di secoli, le quali essendo strette e finendo in una punta quasi acuta, strozzano in guisa il piede, chele dita si contorcono e si accavallano, e quindi danno luogo alla riforma perragion delle marcie; l'altra è di cingersi con certe loro ventriere così strettamente ai fianchi, di averne escoriati e lividi i lombi. Ciò da luogo a diverse affezioni, tutte cagionanti la riforma. Anzi tutto comprimendo in tal modo lo stomaco, il fegato, la milza e la spina dorsale, la funzione di questi nobilissimi visceri vengono impe-dite, e quindi ne nasce l' affievolimento della nutrizione e dello sviluppo, e con ciò si spiega anche il tanto numero di rivedibili. Eppoi, tali visceri cosìcompressi premendo gli intestini, questi alla loro volta reagiscono sulla parte bassa del ventre; quindi le idroceli, le cirsoceli e le ernie frequentissime, e tanto più presenti in quanto ché non sono eziandio impedite da cosa alcuna che sostenga le parti genitali, come nell' ordinario vestimento europeo si riscontra.
Abitazioni, il fuoco in mezzo agli Apposentus, i letti, compagnia di Molentis,  Capre, Galline, Porchetti
Ma che dire del modo di ricoverarsi e di abitare! I così detti Apposentus, o stanze in cui dimorano sono più simili a tane scavate nelle roccie,che ad abitazioni umane. L' uso dei cammini non si conosce, e il fuoco si fa in mezzo alla stanza, cosicché questa è sempre piena d'una densa nube di fumo, il quale necessariamente dee attaccare gli occhi e i polmoni.
L'uso di letti è pure scarso, e dormono per lo più intorno al suddetto focolaio,vestiti, sopra semplice stuoje, e spesso pel nudo terreno. Pavimenti non ne fanno, e per cui restano sulla terra che tante volte tramanda umidità per-ché indifesa dalla mattonatura.
Tengono nella medesima stanza, ed in loro compagnia, così detti Molentis o Asinelli da macino, il Porchetto o Majaleche spesse volte serve loro di origliere, la Capra, le Galline, e non di radoanche il Cavallo, - bestie tutte che escrementano e tramandano fetore, cosa quindi che non piò a meno di non rendere unitamente al fumo, somma-mente corrotta e nociva l'aria respirabile delle abitazioni.

Conclusioni

Queste, dunque, sono le cause vere, che, a parere di chi scrive, mantengono così scarsa e così degradata la popolazione sarda, e, in tal guisa da lui si spiega l'esito di sopra accennato alla Leva. Codesto Ministero potrebbe però chiedere a qual rimedio si potrebbe ricorrere per impedire a questi abitanti d'abbandonarsi a sì barbara guisa di vivere, vera cagione dei loro mali e della loro languida costituzione, ma lo scrivente non potrebbe rispondere se non che tal rimedio bisogna aspettarlo dal tempo e dal lent oinfiltrarsi della civilizzazione fra questi popoli tenacissimi delle loro costumanze. Un'attenta amministrazione, l'apertura di porti e strade che introducano nell' Isola gli uomini del continente, e permetta agli Isolani di vederle usanze delle due città sarde, non solo, ma di quelle ancora di Terraferma,e infine l'istruzione letteraria che ha la vera virtù di ingentilire i costumi,sono le fonti a parere dello scrivente dalle quali aspettare si possa e si debba quella benigna influenza che conduce questi popoli ad una maniera di vive-re più umana, o tale almeno da non pregiudicare i loro corpi.
Il Prefetto Torre”.

Nota 1: Il documento è tratto da: http://ssai.interno.it/pubblicazioni/instrumenta/07/14_denicolo.pdf
a cui rimandiamo
Nota Red: I titolini del testo sono della redazione

Fotografia: Copertina di Questasinnai, proviene da Dolianova




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