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Animazione e promozione della partecipazione civica sui più importanti problemi collettivi


13 Agosto 2010 - Storia Locale

Nonna Marietta Cocco

Sgraminendi sa lana de is mantalafus

Contus de timi, de sa cosa chi bessit, de is scroxoxus

Luisa Besalduch

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Aveva la fissazione per la manutenzione dei materassi di lana, ogni anno li doveva disfare e rifare , un rito! Coinvolgeva tutte le bambine del vicinato per farsi aiutare :" sa meri Marietta depit sgraminai sa lana de is mantalafus, a chini bolit bandai, dogna mericeddu, sa meri arricit a totus”! La voce correva in fretta nel vicinato tra via Funtaneddas, il vicolo di Ernesto S'Allutta e Su Tauloni, e tutte accorrevano,  felici di aiutarla e per sentire da lei storie fantastiche mai udite prima. In d-unu patinu e fillu ,(pater et filius) cioe' in poco tempo, i materassi erano rifatti.
La ricordo così, grande, matronale, assisa nel suo trono di cadiredda sciundada che ancora non capisco come facesse a reggere il suo peso, con le sue lunghe trecce bianche che terminavano in un filino sottile, sèmpiri arremangada e scrutza; immersa nel mucchio di lana candida e soffice e raccontava...raccontava...

Noi bambine sgraminendi  sa lana bevevamo dalla sua bocca saperi antichi come il mondo: "Sa scura Celestina, est nàscia in planeta mala”! “ Poverina Celestina, è nata sotto l'influsso di una cattiva stella!”
 "Sa meri, ita est unu planeta mala?” Lei formatasi sui libri del prozio prete Cocco  sapeva di tutto, e per spiegarlo in modo semplice faceva l'esempio della luna e di come influenzasse tutte le forme di vita sulla terra.: "Fait cresci is pilus, fait nasci is pipius e is conilleddus , fait coi sa figu e su lori e fintzas su mari si unfrat e torrat agoa;  totu custu e medas atras cosas ddas fait sa luna. Is planetas,chi funti ‘bonus’ portant fortuna, chi funti malus a s'ora de nasci, su cristianu aturat disafortunau totu sa vida".
Sbigottite stavamo ad ascoltare con la bocca aperta e gli occhi spalancati e raccontava senza sosta vigilando che le nostre manine non rimanessero inoperose. Poi nci fiant is contus de timi e is contus de sa cosa chi bessit e de is scroxoxus. Quello  era il nostro horror domestico, fatto di fantasmi, spiriti maligni , anime in pena a guardia di tesori sepolti, folletti burloni,  is matzamurreddus , bruscias capaci di trasformarsi in bestie immonde per succhiare il sangue ai neonati.

Raccontava:" Su scroxoxu de Genna Madrusca fiat billau de seti ànimas fendi penètentzia, che tutte le notti scendevano dalle montagne a Sinnai per convincere la servetta destinataria del tesoro a disseppelirlo. Masichedda veniva svegliata nel cuore della notte da voci paurose e da fiati fetidi che le alitavano sul volto, le voci le dicevano :"Toca Masichedda bai a monti e bogandi su scroxoxu, est po tui". Issa timiat e prangiat cun s'arrosàriu siddau in is manixeddas de pipia, e neppure san Michele la soccorreva nonostante recitasse tutta la notte la preghiera catalana insegnatale da sa meri manna: "Sant Miquel davant/ Sant Miquel darrere/ a la nostra dreta /a la nostra esquerre/ protegeix -nos".Non succedeva niente, San Michele se ne stava immobile sopra il suo letto, con il piede  premuto sulla testa dell'eterno  Coixedda. Le voci cambiavano improvvisamente e da terrorizzanti diventavano suadenti : “Dai Tommasina, prendilo tu il tesoro di Genna Madrusca, è per te, diventerai ricca, sfamerai i tuoi fratellini, potrai comprare loro le scarpe e tua madre tisica potrà guarire curata da un buon medico!  Issa prangiat e tzerriat agitorius, ma de sa buca no nde ddi bessiat mancu unu mùciu . Allora i fantasmi la tiravano giu' dal letto e la buttavano nel cuore della notte nell'abbeveratoio dei buoi, dove la trovava svenuta e semiassiderata  su boinaxu quando andava a dar da mangiare ai buoi.

Stremata dalla paura e dalle notti insonni Masichedda raccontò tutto a sa meri sua, Giuannica,  che essendo molto ricca ma anche molto avida, intravide la possibilita' di una ricchissima dote po sa filla storrada chi nisciunus boliat cojai  ."Dimmi  Tommasina, ma questo tesoro di cui gli spiriti ti parlano, est po vida o po morti?". “Nossi sa meri, est po morti!!!".” “Stupida che non sei altro, prendilo, arrogu ‘e tonta, is spiritus contant fràulas, as a benni a biri ca est po vida! E' sicuramente per vita, e non morirai di certo anzi, diventerai ricchissima" .Nonna Marietta faceva lunghe pause di suspence, guardando beffarda e anche intenerita i nostri visetti accesi e i nostri occhi brillanti di eccitazione : " E itzandus sa meri, comenti acabat su contu?". " Tui dimoniedda no ses sgraminendi beni, e tui puru mandrona (rivolta a me con finto cipiglio) torra a sgraminai cussu muntoneddu, depit essi ligeru comenti  a cussa nui chi est in celu.”
E dai a rifare tutto per accontentarla, naturalmente non si fermava alla parola mandrona, ma aggiungeva tutti i sinonimi  per la parola pigrizia e cosi' io ero apostrofata con mandrona pudèscia , pritzosa, ingolofia, arremasiga tonta! Credo quasi intraducibile! Fatto il rimprovero del quale lei stessa rideva,  la storia continuava sempre piu' ricca di suspence...       

Dopo molte lusinghe e promesse un venerdì di una notte senza luna, partirono a cavallo verso Is montis ‘e Olla, su meri mannu cun is sennoricheddus e Masichedda ben stretta al petto del padrone non piu' timorosa ma felice di poter stare così intimamente vicina a quella figura maschile che odorava di menta  e di lentischio,col visetto premuto sulla giacca di velluto del padrone,  per lei che mai aveva conosciuto il padre, quello era il paradiso, e la senzazione  del  velluto profumato della giacca era di carezze mai avute!
La notte precedente la partenza per Masichedda fu la peggiore in assoluto; gli spiriti l'avevano ancora una volta tirata giù dal letto e buttata nell'acqua gelida dell'abbeveratoio dei buoi e la picchiarono, prima con un'intera fascina di pèrtias de sarmentu e fintzas cun sa zirònnia. Tutto ciò, unitamente alla possibilita' di togliere la famiglia dalla miseria, convinsero Tommasina a rivelare il luogo dove il tesoro era seppellito.
Su scroxoxu fiat turau a suta de un’arroca ,acanta de unu  fundu de modditzi  e a palas de sa barraca de su casu. Fu necessario zappare quasi  tutta la notte col lume a petrolio appeso ad un ramo e solo quando la zappa tocco' il metallo di un grosso recipiente gli uomini si inginocchiarono a togliere con mani avide la terra che ancora lo ostruiva. Unu caddaxu mannu prenu de marengus de oru chi beniant de Spagna. Gli uomini felici e contenti si misero a saltare e a fare il ballo tondo intorno al fosso, ma  Tommasina terrorizzata non era contenta della ricchezza che le apparteneva, vedeva gli spiriti, pure loro saltando e ballando all'esterno del cerchio degli uomini  che si beffavano di lei, brutti spaventosi, con le orbite vuote si dileguarono schiulendi a corrinus dileguandosi nel nulla, iant acabau de fai penetèntzia!
A Masichedda de sa sprama ddi fiat intrau su frius e si fiat morta sa di’ infatu. Tommasina morì di spavento  e i capelli le divennero tutti bianchi nel giro di una notte, così la trovò la serva anziana quando andò a svegliarla po ndi pesai su pani.

Noi bambine commosse piangevamo per la sorte di Tommasina e le nostre lacrime cadevano sulla lana dandole odore di can bagnato.
I racconti non cessavano, anche se nonna Marietta aveva l'accortezza di sospenderli  fino al pomeriggio successivo, diaici torramus spentimadas po intendi s'acabu de su contu.

 I pomeriggi volavano via veloci e i racconti si susseguivano , includendo anche le eterne favole di Esopo che a sentirle in sardo da lei, erano una favola nella favola.
Su contu de Maria Otighedda (Cenerentola) issa ddu sciat in Italianu  e naràt fintzas chi  su contu beniat de sa Cina o de s'antigu Egitu! La fiaba  l'ho sentita per la prima volta raccontata da lei: "Maria Otighedda fiat bella comenti e sa stedda ‘e obrexi, sa mama fiat morta e su babu si fiat torrau a coiai cun d-una fèmina mala chi dda tratat mali e ddi fiat fai totu is doveris de domu..."  La storia di  Maria Ottighedda raccontata da nonna era...era, non si puo' descrivere…! La cosa che più ricordo è che Maria Otighedda  fiat bella e bona e ,sigumenti sa bona nde dda bogant de s'arrenconi, a su ballu iat connotu a su principi de Azuletu chi iat scioberau a issa e no a is fillas de sa bìdria, lègias  chi no fiat a ddas castiai,comenti a s'aremigu chi si fiat pistau is didus!  Cosi' brutte da non poter essere guardate, come quel   diavolo che si pesto' le dita! Ogni volta che sento parlare di Cenerentola non posso che pensare ai  suoi favolosi vestiti, “ unu fiat azulu prenu de steddas e planetas de prata e s'atru fiat a colori ‘e oru cun trigu e papaulis in frori.".

Quando alla fine i materassi erano pronti arrivava il meglio, una festa! Nonna ci offriva  le sue famose gallettine realizzate con strutto uova e farina, fatte  con le formine di latta, cuoricini, stelline e is ovaleddas, altre gallettine realizzate con le scatolette delle sardine che portarono
gli americani in tempo di guerra. Dolcetti così buoni, che io già conoscevo, ma sconosciuti a quelle bambine povere del vicinato che solo potevano contare su un tozzo di pane duro e una farrancada de fa' arrustia candu ci ndi fiant. Ci faceva assaggiare il rosolio abbastanza stantissau cioe' scipito che da anni teneva nella parte alta della credenza e che non offriva mai agli ospiti di riguardo ma a cussus de pagu valori,  non nel vero senso della parola, perchè era generosissima con tutti specialmente con i poveri ma, a coloro che non ne capivano nulla. Stordite dal rosolio e con la pancina finalmente piena di gallettine potevamo giocare
sull'altalena che stava sotto il ricovero dei buoi a suta ‘e su linnaxiu. I buoi mansueti gia' rientrati dal lavoro nei campi e ben nutriti, ci guardavano benevoli quasi affettuosi, abituati a vivere con l'uomo e  con noi bambini sèmpiri gioghendi cun sa santzainedda. Facevamo loro compagnia e secondo me ci amavano. Quel giogo di buoi era bellissimo, nonno Antonio ‘romantico’ quando li aveva portati a casa per domarli, per farsi perdonare una scappatella con la servetta nuova, li aveva chiamati dedicando la frase romantica a Nonna Marietta ‘Po biri a tui’, quello pezzatto, mentre quello col manto bruno e la stella in fronte venne battezzato ‘Bolemu bivi!’  ‘Po biri a tui - Bolemu bivi!’ ‘Solo per vedere te, vorrei vivere’

Non ci sono parole, ancora oggi mi commuovo pensando alla mia infanzia felice e spericolata quando il massimo dell'azzardo per me e le  mie sorelle era sdraiarci sul dorso dei buoi,  quando distesi a terra sonnecchiavano, per assaporare l'ebbrezza del pericolo. Pericolo si fa per dire, perchè al massimo scuotevano le orecchie come per liberarsi di una mosca molesta. Anche nonna si univa a noi per giocare all'altalena, con grandissimo scandalo e indignazione di Zia Cesarina, figlia "difficile" per una donna cosi' forte e speciale. Zia Cesarina esclamava disgustata: "Mamai, acabimidda de fai sa santzainedda, fustei est  sa bregùngia de su bixinau,
 e ita at a nai sa genti? No nde ddi parit bregùngia a s'edadi de sa matzzei? Nonna ultrasettantenne  che la gente si dd'hiat posta a cara ‘e culu già da tempo immemorabile, si beffava di lei, ridendo con le gonne al vento e altro pure, poita is mudandas si ddas poniat sceti po andai a Crèsia , le poche volte che ci andava. Ad un certo punto della sua vita aveva bisticciato cun  su preri de Settimu, poita in Cunfessionali dia preguntau su chi fiara in su lettu cun su pobiddu; in Chiesa non vi andò  piu. Non si trattenne comunque di rimbrottare zia Cesarina di fronte a tutte noi con una frase indelebile nella mia memoria: "Gosadidda sa vida
 fac'e’ tonta, ca sa vida est un'afaciada e’ fentana! “Stupida che non sei altro, goditela la vita, perche' la vita dura un attimo,  il tanto di affacciarsi alla finestra!”

Foto  articolo:Marietta Cocco con il Marito Antonio Besalduch

 

 



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