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Animazione e promozione della partecipazione civica sui più importanti problemi collettivi


17 Febbraio 2010 - Storia Locale

Is contus de Yaya

"La gallina Lorenzina"

Ricordiamo con affetto e gratitudine la sig.ra Maria Olla Besalduch, deceduta il 1°febb scorso a 87 anni.
Firmandosi "Yaya" con i suoi 32 racconti su Qs è stata una pregevole memoria della Sinnai che non c'è più.

Maria Olla Besalduch

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Racconto, in lingua italiana,  inedito.

Dedicato

Ai  miei  carissimi nipotini e nipotine:

Marianna, Enrico, Bianca, Giovanni, Alice

con    grande    affetto

Nonna Maria, Natale 1990”

 

C'era una volta una gallina che si chiamava Lorenzina;  lei razzolava felice in un vasto pollaio.

Era bella, tutta colorata, sui toni del grigio, nero, bianco e rosso. Il gallo del pollaio, che si chiamava Ercole, la preferiva alle altre galline che erano un po' gelose e per questo non facevano che criticarla e farle dei dispetti. Ce n'era una in particolare, un po' brutta, che diceva ad un'altra:

- ” Vedremo come saranno le sue uova”!

Avvicinandosi il momento di deporre il suo primo uovo Lorenzina era preoccupata, ma Ercole, essendo più premuroso e innamorato che mai, la incoraggiava dicendo:

- “Vedrai che le tue uova saranno belle come lo sei tu e tutte le tue compagne creperanno d'invidia”.

La Signora Maria, padrona del pollaio, aveva una nipotina alla quale voleva tanto bene, che si chiamava Bianca Maria. Un giorno nonna Maria disse a Bianca:

- “Vieni che andiamo nel pollaio a dare il mangime alle galline e a raccogliere le uova”.

Lei, tutta contenta, prese il cestino e seguì la nonna. Quando si trovarono nel pollaio, la bambina disse:

“Nonna me la daresti una gallina tutta per me”?

- “Ma si”!

Rispose la nonna.

- “ Scegli quella che ti piace di più”.

La bambina le guardò una per una, poi si fermò davanti ad una gallina che se ne stava vicina al gallo e disse:

- “Nonna com'è bella questa! Me la daresti”?

- “Sì cara, è tua”. Disse lei.

- “Hai scelto molto bene perché Lorenzina è la più bella”.

Passavano i giorni e Lorenzina diventava sempre più bella, la sua cresta diventava sempre più grande, e dal color rosa chiaro che era prima diventò rosso vivo.

Un giorno Bianca andò a trovarla, la cercò in mezzo alle altre e non trovandola si preoccupò, cercò ancora e finalmente la trovò, era accovacciata in un cantuccio, con le penne tutte arruffate e si lamentava:

- “Cooh….cooh….”

La gallina era un po' impaurita, ad un certo punto, con un ultimo “cooh”! Fece il suo primo uovo.

Il gallo Ercole corse subito a vedere, e tutto contento si congratulava con lei. Lorenzina coccolava il suo uovo, e per un bel po' di tempo restò accovacciata su di esso: lo girava col becco e lo guardava con amore. L'uovo era piccolo e macchiato di sangue.

La mamma di Lorenzina, che si chiamava Camomilla, saputa la notizia accorse subito per farle gli auguri e le disse:

- “Figlia mia devi sapere che il primo uovo è sempre così piccolo, poi col passare dei giorni le tue uova diventeranno sempre più grandi, così la tua padroncina sarà molto contenta”.

Così fu. Nonna Maria tutti i giorni chiamava Bianchina e le diceva:

-“E' ora di fare merenda, vai da Lorenzina per vedere se ha fatto l'uovo”.

Bianchina obbediva e un giorno trovò Lorenzina che si coccolava il suo uovo che questa volta era grande e grosso come non mai e prima di andare a ristorarsi, dopo la grande fatica, prese una pagliuzza col becco e benedì il suo tesoro. Bianchina, tutta contenta, prese il bellissimo uovo e lo portò alla nonna che disse:

- Ma che brava Lorenzina! Che bell'uovo ha fatto! Oggi invece che farlo bollito lo facciamo, con la pancetta, in padella”:

E così fece. Quando Nonna Maria, seguita con gli occhi dalla sua nipotina, ruppe l'uovo sulla pancetta sfrigolante, con grande meraviglia vide che al posto di un tuorlo ce n'erano due.

Passavano i mesi  e Lorenzina faceva tutti i giorni il suo uovo. Erano grandi, un po' tondi, un po' allungati. La padrona del pollaio li conservava, al fresco, in un posto buio.

Si era nel mese di Maggio e Lorenzina un giorno fece l'ultimo uovo, cominciando quasi subito a covare.

Bianca non trovò più l'uovo e corse dalla nonna dicendole:

- Nonna! Lorenzina deve essere malata: di uova non ce n'è più”!

La nonna andò a controllare, seguita da Bianca, e spiegò alla nipotina preoccupata che Lorenzina stava preparandosi a covare le sue uova. Disse:

- “Bianca vieni che prepariamo la cesta”.

La nonna prese una cesta capace, la riempì di paglia scavando al centro, mise  un pezzettino di ferro e uno di palma benedetta la Domenica delle Palme, il tutto messo in forma di croce e benedetto con l'acqua Santa. Preparata la cesta la nonna andò a prendere le uova, accese una candela e in una stanza al buio le contò: erano ventuno, ce n'erano quindici un po' tonde e sei un po' allungate. Nonna Maria le guardò contro la luce della candela per vedere se avevano l'anima (l'embrione) e assicuratasi che tutte erano buone, le mise nel grembiule e, sempre con la nipotina dietro, andò a collocarle nella cesta, in un angolino al buio. Allora, prendendo Lorenzina, la posò delicatamente sulle uova, segnandola con la croce e segnandosi lei stessa. Lorenzina gonfiò le piume e coprì le uova con grande amore.

Bianca, che seguì la nonna durante tutta l'operazione, voleva sapere il perché di tutto. Allora Nonna Maria, con grande pazienza, cominciò a spiegare:

- “Devi sapere Bianchina che tutti gli esseri umani credono in qualcosa di soprannaturale, in un essere Divino, Onnipotente, che nei momenti difficili  li aiuta a superarli, che ti protegge dai pericoli, che ti da'  forza e  coraggio, consolazione. (Se tu, con fede e umiltà, glielo chiedi). C'è chi adora un idolo, altri adorano il sole, la luna, degli animali ecc. ecc….Noi siamo cristiani perché battezzati, seguaci di Cristo. In Lui abbiamo fede e a Lui ci rivolgiamo nel momento del bisogno. Quindi nonna, anche nelle piccole cose, ci mette una gran fede. Per esempio: mettendo la palma benedetta col ferro in forma di croce, nonna crede che verrà fuori una bella nidiata e mette l'acqua santa per benedire le fatiche della chioccia”.

Bianchina chiese ancora:

- “Nonna perché hai messo uova tonde e uova lunghe”?

- “Devi sapere che nonna, per esperienza, sa che le uova tonde saranno, alla schiusa, delle future galline, e, invece, le uova allungate saranno dei galletti e, se ho messo più uova tonde è perché preferisco le galline, così avrò tante uova”.

Bianca chiese ancora, incuriosita, alla nonna:

- “Perché le uova sono in numero dispari”?

E lei rispose:

 - “Si dice che sia di buon augurio per la riuscita della covata”.

Bianca finì le domande.

Passavano i giorni: dieci, venti, al ventunesimo giorno, Nonna maria, avvicinandosi alla cesta per dare il becchime a Lorenzina, sentì un pigolio. Allora, togliendo delicatamente Lorenzina dal nido, con sua grande gioia vide che la covata aveva avuto buon esito: quasi tutte le uova erano dischiuse. Nonna Maria tolse tutti i gusci vuoti per far star comodi i pulcini: ce n'erano diciannove. Nel frattempo era arrivata Bianchina che, tutta contenta, ammirava i bellissimi pulcini e, prendendone uno, con delicatezza se lo strofinò con  gioia e commozione culla guancia dicendo:

- “Questo sarà mio”!

Intanto c'erano due uova che non si erano ancora schiuse. Nonna Maria le prese in mano e avvicinandole alle orecchie ascoltò: si sentiva un debole pigolio, il pulcino, essendo meno forte degli altri non poteva uscire dall'uovo. Allora Nonna Maria fece un piccolo buchino e, piano, piano, con delicatezza, aiutò il pulcino ad uscire dal guscio. Essendo i pulcini tutti bagnati li mise sotto la chioccia per asciugarsi.

Lorenzina era felice e diceva ad Ercole, nel frattempo accorso a congratularsi con lei:

- “Come sono fortunata! Tutte le mie uova si sono dischiuse ed ora ho tanti bei pulcini”!

I pulcini erano belli davvero: tutti colorati, ce n'erano rossi, bianchi, grigi, gialli, neri. Erano una meraviglia!

Passavano i giorni e Lorenzina, tutte le mattine, se li portava a spasso con orgoglio. I pulcini crescevano e cominciavano a mettere le prime penne e ai maschi, che erano sei, cominciò a crescere la crestina. Essi iniziarono a darsi delle arie e a bisticciare fra  loro. Il pulcino che aveva scelto Bianchina era il più bello di tutti, era un galletto molto vivace.

Nonna Maria disse a Bianchina:

- “Questo sarà il futuro gallo del pollaio”!

Lorenzina lo guardava con orgoglio e diceva alle amiche:

 -“E' tutto suo padre! Dovete sapere che Ercole era bellissimo e molto vanitoso. Il colore delle sue piume era grigio, aveva una cresta superba, un collare di piume e una coda che dava sui toni rosso-dorati”.

La vita nel pollaio trascorreva tranquilla, la nonna e la nipotina erano contente di avere tante galline che, tutti i giorni facevano le uova.

 

 Poesia

 

La gallina Lorenzina

Ha fatto l'uovo per Bianchina.

Ma che brava la gallina!

Glielo fa ogni mattina!

Lei corre dalla nonnina

Che lo frigge in padellina;

Se lo mangia la bambina

E si riempie la pancina.

Ma che brava Lorenzina!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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