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24 Aprile 2008 - Società

ANTICO MOLINO
di Settimo

Impiantato nel 1956 è l'unico in Sardegna ancora in funzione, conservando la macina di pietra e i setacciatori in legno

Gioia Maria Cardia

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Dal 1943 al 1952 il signor Luigi Mascia fu apprendista presso il molino di Raimondo Gesmino, che proveniva da San Nicolò Gerrei, in via Roma, sa bia de Casteddu, a Settimo.
In seguito, dal 1952, Luigi si mise in proprio e aprì un locale in via Roma 91 in cui vendeva i derivati del grano prodotti dal molino di Gesmino. Casualmente, in quel locale anticamente vi era s’ ammass’‘e su trigu (il granaio) di Settimo. Quattro anni dopo il signor Luigi aprì nello stesso edificio il mulino con il socio di capitale Costantino (chiamato Titino) Bocchiddi, anche lui settimese.

Foto Archivio Questasinnai.com


Il molino esistente è quello degli anni ’50: l’edificio è lo stesso, i macchinari sono gli stessi. E sono questi ad attirare l’interesse dei clienti e dei visitatori, fra cui numerose scolaresche: la macina di pietra proveniente dalla Normandia (Francia) e i macchinari in legno per la setacciatura del grano. Per acquistare la macina e i macchinari, costati tre milioni di lire, il signor Luigi dovette ipotecare la casa in cui viveva con la moglie Teresina Montis, macellaia, e gli otto figli, mentre il socio Costantino Bocchiddi pagò la sua quota in contanti.
Macina e macchinari erano stati prodotti dall’ “Officina meccanica Baldeschi e Sandreani” di Cantiano (Pesaro), fondata nel 1904 dall’ingegner Curzio Baldeschi e dal cognato Romolo Sandreani, arrivarono a Settimo smontati e qui assemblati da due operai della stessa ditta in 3 mesi. Gli operai, ricorda in signor Mariano, figlio del fondatore del molino, avevano vitto e alloggio presso la sua famiglia e durante la loro permanenza consumarono a pranzo un centinaio di polli.
La ditta Baldeschi e Sandreani, oggi non più esistente, nello stesso 1956 installò in Sardegna altre quattro macine e setacciatori, fra cui una a Samugheo, ma il molino di Settimo è l’unico attivo in Sardegna a conservare la macina di pietra e i setacciatori in legno.
Il signor Mariano ricorda che quando era bambino il grano arrivava al molino con su jù (carro a buoi) e che nel cortile del molino vi era l’attrezzatura per ferrare i buoi (e i cavalli), lavoro effettuato da ziu Srabadori, l’unico a Settimo che lo sapesse fare.
Allora la coltivazione del grano era diffusa e le persone portavano al molino il grano da loro mietuto, ne veniva valutata la qualità e, se considerata buona, si pagava una certa somma e si ritirava una certa quantità di macinato.

Dal 2005 il molino è gestito dal signor Mariano, che ha dato in gestione la sua macelleria per ricominciare a quasi 50 anni come molitore per entusiasmo e affetto verso la tradizione familiare. La macina è mossa da un motore elettrico, i setacciatori, da un altro.
Il grano lavorato è unicamente sardo, proviene per la maggior parte dalla Trexenta e dalla Marmilla, già granai di Roma, viene acquistato direttamente dai produttori e, quando questo termina, dal Consorzio agrario di Cagliari o dai commercianti di grano duro. La varietà di grano lavorata è la Karalis, derivata dalla varietà Cappelli, quella dalla quale anche si ricava il fieno per i cestini di Sinnai, rispetto alla quale ha una resa di mietitura superiore.
Il signor Mariano lavora al mese tra i 40 e i 50 quintali di grano seguendo come tradizione la seguenti fasi: setacciatura del grana per togliere le impurità, lavaggio in acqua potabile, asciugatura naturale in vasconi di legno, macinazione. Si ottengono in questo modo Semola, Cruschello e Farinetta (con la setacciatura della “semolatrice”), Fiore sardo e Crusca grossa (con la setacciatura del plansister), farina integrale, sa farra direttamente dal Grano duro macinato. Altri prodotti sono il grano duro intero e il grano spezzato. Dalla semola si ottiene su coccoi, dalla miscela semola e fiore sardo su civrasciu, dal fiore sardo su civrasciu nieddu, dalla farina integrale su strippidi.
Recenti studi medici sembrano dimostrare che la macinazione del grano con la macina di pietra renda i prodotti adatti per l’alimentazione dei celiachi.
Crusca, cruschello e farinetta sono usati per alimentare gli animali.

I prodotti sono venduti esclusivamente a privati e non a panifici. Da un quintale di grano l’Antico Molino ricava 40 kg di semola e 18 kg di farina di grano duro, la qualità è quindi eccellente e il prezzo è elevato e non conveniente per i panifici che preferiscono acquistare a basso costo dai paesi dell’Est e dall’Albania.
I clienti dell’Antico molino acquistano la farina per fare il pane in casa, per la propria famiglia o per venderlo. Secondo il signor Mariano oggi a Settimo il pane si fa nel 30% delle famiglie e si sta tornando al pane fatto in casa a causa della crisi economica e della voglia di genuinità.
Per il futuro il signor Mariano ha un sogno e un progetto, quello di dar luogo a una filiera del grano: dalla terra, dalla coltivazione, alla coltura, alla mietitura, alla molitura, alla panificazione con la denominazione d’origine controllata, e quindi a un panificio e un pastificio.



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Commenti:
  1. T. Masala - 03 Giugno 2009

    Fare il pane

    Ho apprezzato molto questo articolo, così ricco di date, cifre, riferimenti e aneddoti che si potrebbe quasi definire svizzero, nel senso migliore. Avevo già sentito parlare di questo Molino di Settimo S.P. ma nulla sapevo della sua storia né di dove si trovasse esattamente. Da qualche tempo, da quando hanno cominciato a diffondersi le macchinette per fare il pane in casa, capita sempre più spesso di avere tra gli amici, chi ti racconta e ti fa assaggiare con grande orgoglio il frutto delle proprie esperienze di fornaio domestico. C'è anche molto spirito di competizione e tutti ricercano la farina, il lievito e gli ingredienti più speciali per fare il pane migliore. Ho fatto alcune copie dell'articolo, che diffonderò tra gli amici in questi giorni. Sono certo che sarà molto apprezzato, così come è stato per me.

  2. Adriano Salis - 20 Gennaio 2009

    Antrico Molino di Settino

    Questo articolo è per me fonte di vera soddisfazione. A distanza di anni, finalmente, viene compresa in tutta la sua valenza la decisione di "vincolare", come bene identitario di notevole valore storico, l'antico molino del sig. Mascia. Questo vincolo, su mia proposta, venne imposto in uno dei primi atti nel settore urbanistico che venne approvato nei primi anni 80 dall'amministrazione da me guidata. Questo vincolo, come i tanti altri che imponemmo sulle numerose e bellissime case campidanesi, ci hanno consentito di salvare, forse all'ultimo momento, un patrimonio storico-architettonico di rilevante interesse. Mi fa piacere rilevare, oggi, che il coraggio dimostrato in quegli anni nel non ascoltare le tante voci ostili a questa operazione di salvaguardia del nostro patrimonio storico, viene ripagato con una rinnovata consapevolezza che dal recupero del nostro passato possono derivare importanti occasioni di sviluppo per il presente ed il futuro dei nostri concittadini.

 

 

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