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14 Aprile 2008 - Salute

Nemesi medica - L'espropriazione della salute

La paradossale nocività di un sistema medico che non conosce limiti.
Libro di Ivan Illich

Cristiano Mariani, medico, Sinnai

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Foto Archivio Questasinnai.com Recensione

Una serrata analisi critica che demitizza l'istituzione medica. L'estrema medicalizzazione della società e la gestione professionale del dolore e della morte appaiono a lllich come l'esempio paradigmatico di un fenomeno di dimensioni più ampie.
La "nemesi medica", cioè la "vendetta", la minaccia per la salute quale conseguenza di una crescita eccessiva dell'organizzazione sanitaria, è infatti solo un aspetto della più generale "nemesi industriale", cioè degli effetti paradossali e delle ricadute negative di uno sviluppo abnorme della tecnologia e dei servizi. Scritto nel 1976, questo libro è oggi considerato un classico del moderno pensiero radicale.

Ivan Illich (Vienna, 4 settembre 1926 - Brema, 2 dicembre 2002), sociologo, filosofo e teologo di rilevanza internazionale ha anticipato una riflessione critica su molti aspetti declinanti della modernità e della globalizzazione..

COMMENTO
di Cristiano Mariani,
medico Sinnai


Oggi sembra scontato recarsi in ospedale per nascere, morire e soffrire (in caso di malattia). Ma come ci si è arrivati? Perchè eventi naturali come questi, esperienze fondamentali nella vita di ogni essere umano, dovrebbero essere vissuti lontano dagli affetti e dai luoghi familiari? E’ sicuramente sempre la soluzione migliore? E’ veramente sempre necessario?
A queste domande risponde con logica inconfutabile e rigore storico il filosofo e teologo Ivan Illich.
Nella storia dell’umanità, il graduale processo di “medicalizzazione della società” ha raggiunto il culmine nella seconda metà del secolo scorso (mi chiedo se solo 50 anni di entusiasmi per la “scienza” siano sufficienti a modificare consuetudini millenarie, considerato che il DNA della razza umana è invariato).
Il libro non è consigliato a chi crede ciecamente nella scienza e nella tecnologia e chiude gli occhi per non vedere le evidenti storture che l’apparente “progresso” o “civiltà” (basti citare inquinamento, rifiuti, aumento di patologie quali cancro, disagio sociale e mentale) si porta dietro.
E tantomeno a chi crede che un medico dotato delle ultime novità tecnologiche, preoccupato solo dal far quadrare il bilancio della spesa sanitaria e ossessionato da mille ostacoli burocratici e dalla responsabilità medico-legale, sia preferibile al medico che si dedica alla cura della persona con attenzione , umanità e umiltà.
Capitoli molto interessanti approfondiscono come l’abitudine a delegare ad esperti la propria salute porti alla perdita progressiva della propria capacità di autoanalisi, della consapevolezza e dello stesso linguaggio usato per esprimersi. Molto semplicemente, il paziente oggi non dice più al medico che ha bruciori di stomaco, ma che ha “la gastrite”.
L’autore ci convince, con mirabile maestria, che siamo vittime di un “colonialismo” della cultura medica e di un “imperialismo” della industria della salute.
Al di là da sterili integralismi o facili banalizzazioni del problema, una riflessione che ritengo molto utile sull’attuale sistema, nei paesi occidentali, di gestione della salute comunitaria e individuale, e delle risorse ad essa destinate.
Prezzo € 13,50
Boroli Editore
Pagg. 303

Tutti i libri da noi segnalati
si possono richiedere alla libreria Lunizò,Sinnai piazza Chiesa. Tel 070 8566819





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